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Per ottenere le mie immagini planetarie ho sempre impiegato
camere CCD digitali raffreddate, pur avendo fatto in passato la
necessaria esperienza con tecniche fotografiche tradizionali. Fin
dalla fondazione del mio osservatorio nel Monferrato, ho sempre
utilizzato la camera CCD Lynxx PC, un apparecchio per molti versi
superato ma che conosco bene e che mi consente di ottenere buone
immagini planetarie, specialmente se usato in congiunzione con il
software di elaborazione BatchPix di Richard Berry, un vero
dinosauro dal punto di vista dell'interfaccia utente, ma dotato di
parecchi algoritmi di elaborazione veramente efficaci per il
trattamento delle immagini planetarie. Nell'Osservatorio ho sempre
utilizzato telescopi di tipo Schmidt-Cassegrain, un Meade da 25 cm,
un Celestron da 20 cm e attualmente un Celestron C11 da 28 cm (per
la sua prova, vedi la sezione relativa ai test brevi),
che sta dimostrando di comportarsi piuttosto bene per le riprese in
alta risoluzione. Per ora i migliori risultati li ho ottenuti
proprio con lo strumento più piccolo, il Celestron 8 arancione che è
senz'altro dotato di ottiche di alto livello e che tengo sempre a
disposizione come ottica di riserva. Per ottenere le immagini
visibili in queste pagine ho quasi sempre utilizzato focali
relativamente corte, ottenute interponendo una semplice lente di
barlow 3X (Tele Vue 3X) una tra il telescopio e la camera CCD. Di
recente ho provato a forzare la focale del C11 a 12 metri circa
utilizzando una innovativa lente di Barlow a 4 lenti (di cui 2 alla
fluorite), il modello FFC costruito dalla ditta Baader Planetarium,
che offre una correzione e una nitidezza veramente eccezionali. Per
facilitare l'inquadramento degli oggetti, utilizzo sempre un pratico
Flip Mirror (specchio ribaltabile) montato tra il telescopio e la
camera CCD.
Per anni ho fatto riprese senza
usare filtri, ma recentemente ho avuto in prestito una ruota
portafiltri per tricromia e sto facendo esperienza nella difficile
arena delle riprese CCD a colori.
WEBCAM: L'ULTIMA
FRONTIERA
Considerazioni generali e
consigli
L'ultimo acquisto della mia
attrezzatura è stata una Webcam, ovvero un telecamerina digitale a
colori, la Philips TouCam Pro (pagata ben 96 euro!), originariamente
progettata per teleconferenze, ed adattata al telescopio per mezzo
di un semplice raccordo filettato. Ormai tutte le webcam in
commercio si collegano al PC tramite un connettore USB. Se il PC è
vecchio e è privo di porta USB, basta aggiungere una schedina di
interfaccia USB che si trova in commercio per 10-15 euro. La
TouCamPro consente di svitare in pochi istanti il suo obiettivo
originale, e questo ne permette, avendo il necessario adattatore,
l'immediato utilizzo con altri obiettivi video, fotografici o con
telescopi. E' pero' necessario utilizzare un filtro
taglia-infrarosso (IR-Cut), che nella webcam originale è incorporato
nell'obiettivo, e che per l'applicazione al telescopio deve essere
acquistato a parte e avvitato all'adattatore. Se non si usa il
filtro IR-Cut si ottengono immagini sbilanciate cromaticamente, e se
si utilizzando rifrattori, si possono avere anche problemi di messa
a fuoco su alcuni soggetti. La ripresa al telescopio è piuttosto
facile, molto più facile delle riprese che si fanno con una camera
CCD convenzionale. In particolare la messa a fuoco è veramente
immediata, in quanto l'utente vede sul monitor del PC un filmato in
tempo reale e si accorge immediatamente dell'effetto di ogni
regolazione del fuocheggiatore, distinguendolo senza dubbi dagli
effetti del seeing (al contrario di quello che accade quanto si
mette a fuoco una camera CCD convenzionale). Non altrettanto facile è la regolazione
ottimale dei parametri di ripresa (frame-rate, gain, gamma,
luminosità, ecc.) ma dopo qualche serata di prove si riesce a capire
bene quali risultati si ottengono dopo ogni
regolazione. Complessivamente, la ripresa della Luna e dei pianeti con
webcam è piuttosto banale, e prevede l'utilizzo di focali
relativamente corte, dell'ordine dei 4-8 metri, ottenibili con
semplici lenti di Barlow; si registrano, tipicamente, filmati con
risoluzione di 320x240 pixel o 640x480 pixel, che durano 10-60
secondi. Ogni filmato occupa una notevole quantità di spazio su
disco: un tipico filmato di 30 secondi, registrato in formato AVI
con un frame-rate di 10 fotogrammi al secondo e con risoluzione di
640x480 pixel, occupa uno spazio su disco di oltre 100
Mbyte. Siccome lo scopo di queste riprese è quello di ottenere
immagini singole, i filmati devono essere elaborati tramite appositi
software che, in sostanza, consentono di selezionare i migliori
fotogrammi, metterli a registro tra loro e sommarli. La somma di
molte immagini consente di migliorare in modo drammatico il rapporto
segnale/rumore che conferisce alle immagini singole un aspetto
granuloso e poco dettagliato. Ci sono vari software che consentono di
fare queste operazioni; io uso AVIEDIT per selezionare i migliori
fotogrammi, ASTROSTACK per eseguire in tempi rapidi la messa a
registro, la somma, l'elaborazione semplice e la creazione di file a
colori BMP. Ma il software più potente (anche se un po' complesso)
con cui si ottengono i migliori risultati è, a mio avviso, IRIS, che
permette di convertire i filmati in file formato FITS (il formato
standard delle immagini astronomiche) che possono essere elaborati
in modo più intelligente e flessibile. Anche il software italiano
AstroArt ha delle potenti funzioni utilizzabili su grandi sequenze
di immagini, e lo consiglio ha chi ha problemi con i comandi in
lingua straniera. Ottenute le immagini bitmap, ad esemio in formato
BMP, è necessario compiere ulteriore elaborazioni per esaltare la
saturazione cromatica, bilanciare i colori e ritoccare il contrasto
(il "gamma"). I risultati sono molto interessanti, soprattutto perchè la
tecnica della ripresa di filmati e la successiva selezione dei
migliori fotogrammi, consente, al contrario di quanto accade quando
si usano normali camere CCD, di ottenere immagini decenti
anche in serate con seeing un po'
agitato. |