Il mio Ottantino
Il mio primo telescopio è stato il rifrattore acromatico Celestron Firstscope 80 EQ, appartenente a quella vasta gamma di strumenti di carattere amatoriale di cui si trovano molti equivalenti per le diverse case di produzione. Sono ormai più di tre anni che possiedo questo piccolo gioiello, e nel corso di questo lasso di tempo ho avuto modo di approfondirne la validità, e di fare diverse prove sul campo in condizioni sempre diverse. Il giudizio complessivo che vi anticipo subito è stato del tutto positivo, visto il prezzo (intorno al milione di lire a seconda del periodo di acquisto) e soprattutto il modo in questo si bilancia sulla qualità delle componenti.
Ho messo le mani su moltissimi telescopi amatoriali negli ultimi due anni, e una cosa che ho notato è che la qualità di ottiche, montatura, treppiede e accessori era praticamente costante, su un livello medio-basso. Sul mio strumento invece le ottiche sono di buona qualità, danno grandi soddisfazioni, vista l'apertura, in ambito planetario e visuale in genere. La montatura è decisamente scadente, se paragonata appunto alle ottiche, e il parco accessori (per quanto limitato ad un solo oculare SMA 25mm) pur essendo molto povero si è rivelato utile anche nell'utilizzo avanzato dello strumento.
Nel dedicarmi prevalentemente all'osservazione planetaria, ho potuto scoprire in maniera quasi completa Giove e Saturno, sui quali molti particolari fini come pennacchi e perturbazioni atmosferiche più o meno evidenti si sono rivelati in tutto il loro splendore.
Prestazioni e limiti
Come detto, questo 80mm di casa Celestron si comporta benissimo negli ambiti specifici per cui è stato progettato, ossia l'osservazione visuale in genere, e specificamente quella planetaria, lunare, solare e delle stelle doppie. Con i suoi 910mm di focale offre un rapporto focale di 11.6, particolarmente adatto all'osservazione visuale. Non essendo particolarmente amante della fotografia, non ho mai potuto testare il telescopio anche in questo campo, ma ritengo ragionevole aspettarmi una buona resa anche in questo campo, pur pagando dazio per il rapporto focale un po' spinto.
Osservando da Fiano (TO), un piccolo paesotto ai piedi delle montagne all'imbocco delle Valli di Lanzo (dove vivo!), in pessime condizioni di inquinamento luminoso ambientale ma con un cielo il più delle volte buono, ho potuto studiare in maniera abbastanza approfondita Giove.
Le formazioni mediamente osservabili con profitto sono quelle indicate nell'immagine qui sopra. L'immagine che ci si trova davanti osservando a 180X con un oculare ortoscopico di buona qualità è già notevole con un buon seeing. Appaiono subito evidenti le due bande equatoriali NEB e SEB; la Grande Macchia, GMR, spicca ben definita, di colore biancastro e mostrando la classica forma ovale dai contorni ben definiti. Nell'emisfero Nord sono visibili numerose formazioni atmosferiche sottili, che nelle serate migliori appaiono come una striatura diffusa. Sempre in condizioni di seeing ottimale sono chiaramente visibili pennacchi e piccoli ovali scuri far le bande. Il tutto con una definizione che mi ha lasciato in principio alquanto stupito, vista la portata dello strumento.
Saturno appare davvero spettacolare nella sua maestosità, e mostra tutte le sue caratteristiche più peculiari:
Sono ben visibili le separazioni fra gli anelli e il pianeta. Le principali formazioni atmosferiche appaiono come sfumature sul beige, e nelle serate migliori la divisione di Cassini spicca come una linea nera ben definita. Le prime osservazioni di Saturno con questo strumento mi hanno lasciato davvero sbalordito. La qualità dell'immagine è davvero notevole, considerata l'apertura dello strumento e la risoluzione limite.
Sul profondo cielo il discorso viene naturalmente ridimensionato, poiché in quel campo non è tanto la qualità dell'ottica che influisce sulla resa generale quanto piuttosto l'apertura, e 80mm di diametro sono davvero pochi per esplorare in maniera anche appena esaustiva il cielo profondo. Ho potuto osservare buona parte del catalogo Messier, soprattutto gli ammassi aperti e globulari, ma in ambito di nebulose e galassie la resa è piuttosto scarsa. D'altronde c'è da dire che questo strumento non è stato ideato per quanto campo di applicazione, ma nonostante questo ogni volta che mi trovo ad osservare in montagna sotto un bel cielo buio, faccio volentieri un "Messier Marathon" ridotta, magari aspettando che salgano i pianeti.
Parlando di risoluzione...
Ho letto e sentito moltissimi criteri per la determinazione della risoluzioni massima di uno strumento, ossia del numero massimo di ingrandimenti che si possono raggiungere mantenendo l'immagine osservabile. Il mio telescopio doveva sopportare bene al massimo 200 ingrandimenti; ci sono addirittura delle formule che vengono utilizzate in questo senso, ma l'esperienza mi ha insegnato a non dare loro troppo valore.
Tempo fa mi è stato regalato un oculare ortoscopico da 4mm, di bassa qualità per giunta (non è molto luminoso e il campo è poco corretto anche vicino al centro), che mi offre la bellezza di 227.5 ingrandimenti. Per curiosità l' ho provato su Giove, in una serata di seeing buono ma non certo ottimo, e ho condotto una delle mie migliori osservazioni di sempre. L'immagine era ovviamente un po' scura, ma la definizione dei particolari era davvero ottima, e comunque assolutamente utilizzabile per la compilazione di un modulo osservativo degno di attenzione.
Da allora utilizzo questo oculare solo nelle serate di seeing ottimo, altrimenti utilizzo un 6mm di maggiore qualità per le immagini ad alta risoluzione. Resta il fatto che avrei fatto un errore fermandomi a quei 200X che dovevano essere il mio limite osservativo. Questo mi fa pensare che non solo i limiti che le case di produzione impongono ai loro strumenti sia per lo meno da valutare attentamente a livello privato, ma anche che in definitiva l'obiettivo funziona davvero al meglio delle sue possibilità.
Non solo pregi
Purtroppo anche questo strumento ha dei difetti abbastanza gravi, che coinvolgono quasi esclusivamente la montatura e il treppiede. Questi ultimi sono davvero molto, MOLTO deboli, e se nell'osservazione visuale questo può risultare al limite fastidioso, in ambito fotografico rendono il telescopio quasi inutilizzabile anche per tempi di posa medio-brevi. La minima scossa fa traballare terribilmente l'immagine, a volte portandola persino fuori dal campo (si parla di osservazioni ad alto ingrandimento). Il treppiede in legno fa il suo bravo dovere, ma ha dei limiti fisici dettati dalla sua struttura esile.Questa "leggerezza generale" non va nemmeno a vantaggio della trasportabilità, visto che il blocco treppiede-montatura rimane pesante, e di sicuro non sufficientemente comodo da trasportare al punto di poter passare sopra all'instabilità dell'insieme. Alla fine ho imparato a convivere bene con questi difetti di instabilità, con piccoli accorgimenti durante la messa in posizione e a fuoco dello strumento, ma in tutta onestà li definirei più degli "adattamenti" a una situazione comunque scomoda.
Altra questione è invece quella del parco accessori. Potete tutti vedere che case come la Antares e la Konus offrono strumenti della stessa categoria del Firstscope con una notevole dotazione di accessori: almeno due/tre oculari di media qualità a focali ben distanziate, una lente di Barlow, filtro sola re e lunare e quant'altro. Nel mio caso questo non è avvenuto. Come dicevo prima, l'unico accessorio in dotazione era un oculare SMA 25mm. Mi sono chiesto per molto tempo perché la dotazione fosse così scarsa, poi ho deciso che la qualità delle ottiche faceva salire il prezzo al punto da non potersi concedere ancora altre dotazioni. Insomma, la filosofia era "meglio poche cose ma buone", e devo dire che alla fine ha funzionato bene. Gli oculari che uso ora li ho acquistati con il passare del tempo e soprattutto con il crescere dell'esperienza, evitando così acquisti infelici. Ma soprattutto posso fare affidamento su un'ottica di tutto rispetto, che funziona al meglio delle sue possibilità di apertura. Ho fatto molti confronti con i classici riflettori 114/910 di diverse marche, e il mio ottantino ha sempre fatto la sua bella figura, superando i concorrenti sui pianeti e difendendosi benissimo anche sul profondo cielo.
Consigli per gli acquisti
Ciņ che mi sento di consigliare vivamente ad ogni potenziale acquirente di questo strumento è di valutare bene il campo osservativo sul quale intende dirigere le sue osservazioni, e naturalmente anche le sue esigenze qualitative. Se questo strumento è davvero ottimo per quanto riguarda l'osservazione visuale di oggetti del sistema solare e stelle doppie, non lo si può considerare una scelta soddisfacente per l'osservazione intensiva del profondo cielo. Né tantomeno si può pensare di utilizzarlo in maniera proficua in campo fotografico, anche se tengo a sottolineare che questo dipende essenzialmente dal treppiede e dalla montatura fornite con l'ottica, che di per sé può a mio parere fare il suo bravo lavoro anche in campo astrofotografico. Per ulteriori consigli e indicazioni riguardo alla scelta del proprio telescopio, consultate la pagina Quale primo telescopio all'interno della sezione Strumenti.
Andrea Vagliengo GAWH