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Sito di osservazione: Settimo Torinese (TO); data e ora (UT): 09-06-2003 20.05 UT; strumento: Vixen VMC 200 L; ingrandimento: 278 x; seeing: 3. Pochi dettagli della superficie lunare sono noti e fotografati come il cratere Clavius. Posto in prossimità del polo sud, si presenta come un grande circo di 235 km di diametro, ovalizzato per la prospettiva sotto cui è osservabile, depresso rispetto alla pianura circostante. Le pareti, infatti, non si elevano al di sopra del livello delle terrae che lo circondano. Le pareti e la pianura interna sono tormentate da numerosi crateri che ne testimoniano l'origine antica. Di particolare interesse sulle pareti sono i crateri Rutherfurd (40 km), lungo il margine meridionale, e Porter (52 km), lungo il margine opposto. Il primo dei due, in basso nel disegno, ha evidenti costolature sulle pareti esterne visibili verso il piano centrale di Clavius, ed un picco centrale evidentemente eccentrico. Il secondo, Porter, pur con caratteristiche simili, è evidentemente non circolare. Tra i crateri minori che si osservano nel pianoro centrale il più recente, da studi stratigrafici, è Clavius D (28 km, il più ampio). Gli altri tre, Clavius C, N e J arrivano rispettivamente ad un diametro di 21, 13 e 12 km. Infiniti altri crateri minori, spesso usati come test di risoluzione per la strumentazione, costellano il fondo di Clavius, raggruppandosi in particolare lungo le pareti verso il margine occidentale. Alcune zone del pianoro centrale, verso est, risultano invece particolarmente lisce e poco craterizzate, costituendo così un enigma ancora in parte insoluto per i geologi lunari, che ancora non sanno dire se si tratti di vulcanismo o di dispersione di materiale fuso originatosi nella formazione di Rutherfurd e Porter.
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Disegni e testi Federico Corno - Impaginazione WEB Stefano Lazzaro - GAWH