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Sessanta millimetri d'obiettivo

Il
rifrattore da sessanta millimetri - per gli amici "il
sessantino" - è stato il mio primo telescopio, e per di più
me lo son dovuto tenere per tutto il liceo! Diciamo pure che 60 mm
sono decisamente pochi! E soprattutto, considerato il fatto che sono
costruiti quasi esplicitamente per essere venduti a ragazzi e
neofiti, la loro qualità non permette certo loro di
funzionare ai limiti delle loro capacità teoriche. Cosa si può
vedere con un sessantino appena acquistato, cioè con la sua
montatura altazimutale e gli oculari Huygens da 6 e da 20 mm in
dotazione?
Prestazioni
e limiti
Diciamo
subito che, se l'obiettivo solitamente non è il massimo, questi due
oculari lo penalizzano ulteriormente. Le focali sarebbero azzeccate
(35x e 117x se il telescopio è un 60/700), ma lo schema ottico lascia
molto a desiderare. A voler essere clementi potremmo dire però che
l'oculare da 20mm è accettabile, e che il suo unico limite è
quello di avere un campo di vista molto molto piccolo.
Puntato sulla Luna a 35x, il sessantino non fa per nulla brutta figura; le principali formazioni
si seguono senza problema. Passando a 117x, il numero di dettagli cresce, l'immagine si scurisce, e la qualità
rimane ancora discreta: a questo punto è la montatura che pone evidentissimi limiti. Primo fra tutti la
necessità di frequenti correzioni su entrambi gli assi di movimento, ed in secondo luogo il generale traballamento
dell'immagine. A volte conviene reingrassare gli assi e stringere qualche vite.
La luna è anche un ottimo banco di prova per le fotografie. Al fuoco diretto
essa presenta un diametro di 7 mm sul negativo, e pertanto risulta accettabile; anche in proiezione col 20mm l'immagine
sarebbe accettabile, se si potesse contare su una montatura più robusta: con una pellicola abbastanza sensibile,
però, qualche scatto riesce ugualmente.
I
pianeti risultano invece puramente "didattici", nel senso
che non è possibile effettuare del lavoro utile su di essi, anche
se è possibile acquisire familiarità con le loro forme. Giove, ad
esempio, a 117x, ma con oculare con schema ortoscopico, mostra due bande quasi sempre, ed
in serate particolarmente buone, anche una terza. I satelliti
medicei non mancano mai. Saturno, dal canto suo, mostra bene il
sistema di anelli ed il satellite Titano. Venere è molto luminosa,
e, oltre alla fase - di cui, di tanto in tanto, si colgono lievi
irregolarità - si nota un effetto "arcobaleno" dovuto
all'aberrazione cromatica congiunta di obiettivo e oculare.
Marte e Mercurio, purtroppo, bisogna
scordarseli: il primo rimane un pallino rossastro, e il secondo una
Venere in miniatura senza altri dettagli. Infine è possibile
riconoscere la natura planetaria di Urano e di Nettuno. In questi
casi, di fotografie neanche a parlarne, se non dei tentativi al
fuoco diretto per riprendere il quadretto di Giove e i suoi
satelliti, o, al limite, la brillante Venere in proiezione.
Il
Sole è un altro astro che è possibile osservare discretamente. Con
un filtro da anteporre all'obiettivo (personalmente ne ho fatto
costruire uno in Astrosolar) è possibile ottenere ottime fotografie
del disco intero con le macchie (in proiezione dal 20 mm); inoltre
la focale di 700 mm si rivela ideale per riprendere al fuoco diretto
le eclissi
di sole senza rimpiangere assolutamente nulla.
Di
sicuro degli oculari ortoscopici da 6, 9 e 12.5mm, aggiunti al
preesistente Huygens da 20mm, potrebbero formare il corredo ideale
per sfruttare al massimo questo strumento. In particolare il 12.5
fornisce prestazioni interessanti anche sugli oggetti più luminosi
del "profondo cielo" come M13, M57, M27, M31, M42.
Possibili
migliorie
Personalmente
ho effettuato i seguenti lavori sul mio vecchio sessantino.
Sostituzione
della montatura. Al posto della traballante
altazimutale, ho comprato la più piccola equatoriale in commercio
(per intenderci, quella fornita con il Celestron 80 a largo campo):
il miglioramento è stato notevole, questa piccola montatura sembra
fatta apposta per questa categoria di strumenti. Inoltre
l'inseguimento si riduce ad un solo asse.
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Sostituzione del
focheggiatore.
Il focheggiatore di serie ha due difetti: è troppo corto ed obbliga ad usare il prisma sempre, ed inoltre
è piuttosto traballante. Per questo, aiutato da un amico, ho realizzato al tornio un focheggiatore in PVC,
una plastica notevolmente resistente e leggera. Anche in questo caso il miglioramento è stato decisamente
alto, anche perchè ho optato per un diametro da 31.8mm anziche da 24.5mm, per evitare la evidente
vignettatura che
provoca quest'utlimo diametro al fuoco diretto.
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Vi chiederete se vale la pena di modificare uno strumento nato specificamente
per offrire "poco"? Nel mio caso si è trattato di fare di necessità virtù: con le
modifiche eseguite il mio standard qualitativo ha fatto un balzo in avanti, e ho potuto raggiungere i suoi limiti,
come testimonia la foto alla Luna effettuata ad 1/30 di secondo in proiezione da oculare OR 9 (da 24.5 mm di diametro)
su diapositiva Kodak Gold 400. Inoltre una certa componente affettiva mi ha dato un ulteriore impulso. Adesso mi
ritrovo un telescopietto piccolo, leggero e fruibile che posso mettere nello zaino e portarmi appresso "per
ogni emergenza"!
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