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Introduzione all'astrofotografia
Desiderate fotografare ciò che vedete al telescopio, ma ancora non sapete come fare? O forse qualche idea l'avreste, ma non sapete se è quella giusta? Bene, queste pagine fanno per voi!Verrà spiegato come collegare in pratica una macchina fotografica al tubo e come calcolare l'ingrandimento che risulterà sulla pellicola. E sarà suggerito anche quando e come è bene fotografare con l'attrezzatura a vostra disposizione! Indice rapido
Che macchina fotografica è possibile usare? Esistono diverse macchine fotografiche in commercio: dalle piccole compatte a "mezzo formato", fino alle fantastiche Hassemblad che hanno pellicole, anzi lastre, di 6x7 cm.
Diciamo subito che i telescopi "normali", con qualche eccezione,
non permettono di avere immagini nitide vicino ai bordi del campo di vista, semplicemente perchè ciò
è molto costoso. Ma non dovremo disperarci per cercare il formato di pellicola più adatto, perchè, guarda caso, si tratta proprio del comunissimo "35mm" o "24x35" che dir si voglia: in pratica la pellicola con la quale avete fotografato la zia lo scorso Natale. Con questo formato di pellicola, esistono fondamentalmente due categorie di macchine fotografiche: compatte e reflex. Teoricamente è possibile fotografare con tutt'e due, ma in pratica è molto laborioso e scomodo provarci con una compatta. Molto, ma molto meglio una reflex, che offre il grande vantaggio di vedere esattamente cosa vede il telescopio, come è mostrato dalla seguente figura.
In linea di massima tutte le reflex sono buone, ma alcune sono meglio di altre. Vediamo perchè.
Infine, bisogna considerare anche le reali capacità di "tenuta" del vostro telescopio: uno strumento piccolo o con una montatura non resistente, potrebbe non sopportare il peso di una reflex troppo grossa!
Come si collega la reflex al telescopio? Il collegamento meccanico vero e proprio varia a seconda della finalità della fotografia. E' bene premettere che i tipi di fotografia più
facilmente eseguibili prevedono di smontare l'obiettivo dalla reflex e usare il telescopio come un grande teleobiettivo
con o senza un oculare. Per questo scopo sono molto comuni gli adattatori misti, proposti da varie marche.
Con un adattatore misto è possibile fotografare
in due maniere diverse, a seconda che si usi o no il porta oculari. Supponendo che un obiettivo per reflex da 50 mm ingrandisca 1 volta sul formato 35 mm, un telescopio da 2 m di focale fornirà un ingrandimento proporzionale: 50 : 1 = 2000 : x
Con il porta oculari i raggi focalizzati dal telescopio vengono
ulteriormente amplificati dall'oculare inserito
e il metodo si chiama della proiezione dell'oculare.
In questo caso l'ingrandimento dipende dalla focale dell'oculare
inserito e anche dalla sua distanza dalla pellicola: questo spiega perchè alcuni adattatori possono variare
la loro lunghezza. Chiamiamo f la focale dell'oculare e T la distanza tra esso e la pellicola: l'incremento di ingrandimento rispetto allo stesso telescopio senza oculari è circa: i = ( T / f )- 1 Volendo quindi rapportare questo incremento a quello di
un obiettivo da 50 mm, si avrebbe un ingrandimento totale di x moltiplicato i. In altre parole è come se si fotografasse con un telescopio
dalla focale di x moltiplicato
i.
Sottolineiamo subito che variando l'ingrandimento con questo
metodo, varia anche il rapporto focale del telescopio. Se, ad esempio, un telescopio è un f/5, e se utilizziamo una proiezione dell'oculare che offre un incremento ( i ) di 10 ingrandimenti, il rapporto focale finale diventa f/(5 x 10) = f/50.
Cosa si può fotografare con questi due metodi? Chi fotografa normalmente sa già che il valore di f/ è importantissimo per determinare la posa da eseguire, quindi l'utilizzo di un metodo piuttosto che di un altro dipende da cosa vogliamo fotografare. Per decidere cosa fotografare, dobbiamo dare un occhiata
al nostro telescopio. Se possediamo un bel newtoniano con un basso rapporto focale, come f/4 o f/6, le nostre pose
dureranno relativamente poco. Quindi possiamo provare a riprendere qualche debole nebulosa al limite della
visibilità.
In altre parole abbiamo capito che uno strumento con un
basso rapporto focale, come i newtoniani o gli schmidt-cassegrain a f/6,3, sono fatti apposta per accorciare le
pose. Viceversa le immagini di quelli a lungo rapporto focale
possono essere ulteriormente amplificate per riprendere soggetti brillanti.
Altri accessori che prima o poi bisogna comprare 1.
Inutile dire che la Terra ruota su se stessa, e di conseguenza le stelle appaiono muoversi in cielo. Quando le
pose che effettuiamo superano una certa durata (che dipende soprattutto dall'ingrandimento usato), il movimento
delle stelle si traduce in una striscia di luce sulla pellicola: diventa allora d'obbligo il movimento orario
per contrastare questa rotazione.
Si tratta cioè di applicare un motore all'asse di A.R.
della montatura equatoriale per "inseguire" le stelle, costruito appositamente perchè faccia un
giro completo in 24h.
Purtroppo, però, a causa dell'imprecisione costruttiva
delle montature stesse (specie quelle più economiche), e per colpa di stazionamenti polari non sempre brillanti,
non basta un motorino semplice semplice. E' necessario ricorrere ai motorini passo-passo dotati di pulsantiera elettronica. Questi motorini sono controllati, appunto, dalla loro pulsantiera, e possono variare la velocità per adattarsi alle esigenze del momento. 2. Se l'inseguimento in A.R. non è preciso e deve essere corretto, allora è molto probabile che anche la declinazione necessiti di correzioni. Queste sono solamente costituite da alcuni ritocchi: se è possibile, è meglio utilizzare un motorino anche lungo quest'asse, per avere maggior precisione e limitare le vibrazioni indotte allo strumento. 3.
Come facciamo a sapere se il nostro inseguimento va bene o no? Sarebbe opportuno vedere quel che vede il telescopio,
ma la reflex ha lo specchietto alzato e quindi è ostruita.
La prima soluzione consiste nel porre un altro piccolo telescopio
parallelamente accanto al telescopio che fotografa. Questo è detto telescopio di guida, e la sua
grandezza deve essere in relazione a quella del telescopio principale. Di solito vengono usati i rifrattori, perchè
le loro lenti non si spostano quasi mai e quindi sono affidabili.
Il numero di ingrandimenti da usare nel telescopio di guida
è, di solito, pari ai centimetri di focale con i quali sta fotografando il telescopio principale.
Se il telescopio di guida fosse troppo grande o pesante, si ricorre allora alla guida fuori asse. Si tratta in pratica di un adattatore fotografico simile a quello misto, ma che offre in più un piccolo prisma che "ruba" un po' di luce e la devia verso un oculare laterale. Allora, da quest'oculare, vedremo esattamente cosa vede il nostro telescopio.
Alcune difficoltà e loro possibili soluzioni Chi si accingerà a fotografare troverà subito
che non è per niente semplice. Difficoltà di messa a fuoco di pianeti e stelle
doppie. Le foto a breve posa risultano mosse. Le foto dei pianeti sono piccole/mostrano pochi dettagli.
In effetti le foto planetarie mostrano sempre di meno di
quanto si vede ad occhio. Ciò è dovuto al fatto che bastano pochissimi secondi di posa perchè
le piccole turbolenze dell'aria e le microvibrazioni del telescopio "impastino" le immagini. Le fotografie al Sole (importante) Con la fotografia del Sole, il problema che si pone è esattamente inverso a quello delle "stelle notturne". E' infatti difficile guardare il Sole direttamente ad occhio nudo per qualche secondo: se consideriamo che il telescopio è costruito per amplificare la luminosità di quanto inquadrato, allora non è difficile credere che possiamo rischiare danni permanenti alla vista! Ecco quali sistemi è possibile usare per ridurre la luminosità (ed il calore) del disco solare.
Se qualcuno vorrà approfondire quanto detto in queste pagine, troverà ottimo il libro Fotografia Astronomica di Walter Ferreri (ed. Il Castello).
Ferreri, astronomo a Pino Torinese e "guida" di
intere generazioni di astrofili, fornisce tutte le informazioni necessarie per fotografare i più svariati
oggetti celesti: pianeta (ognuno con le sue caratteristiche "fotogeniche"), galassie, nebulose ed altri
oggetti più strani come ad esempio la "luce zodiacale".
Oltre a ciò vi sono interi capitoli dedicati all'esame
di pellicole, sistemi ottici per la fotografia e sviluppi e stampe specifiche. |
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Lorenzo Trumino - GAWH |
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